Un Romanzo

Dal romanzo: In Fondo al cuore di Giovanni Celi   Costo € 15,00 compresa spedizione; sia per il romanzo che per granelli di

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Come la valanga travolge tutto ciò che incontra al suo passaggio, così la valanga Micetta travolse tutti i trucchi di Caterina per non farsi scoprire; il suo segreto era ora svelato! era stata svergognata e umiliata davanti a tutti, non poteva più nascondere 1' evidenza dei fatti, il motivo del suo pallore e la fatica delle sue giornate. 

Si tenne subito consiglio di famiglia e quell'infame peccato fu condannato unitamente alla sua autrice. 

- Chi è stato? - continuava ad urlare il notaio; 

- hai disonorato la nostra casa - incalzava Filomena; 

il nonno, che era lì per lì a tirare le cuoia, sentenziò: - non deve rimanere neanche un'ora in più in questa nostra onorata casa. 

Il borgo di Castanea delle Furie è popolato di contadini che, a mezzadria, coltivano gli sterminati campi di grano e le immense distese di uliveti. 

U zu' Nino Napulitanu è il mezzadro del notaio Marchese che, nei mesi estivi, trascorre le ferie nell'amena contrada e, benché in periodo bellico, continua la vita agiata dei signorotti di paese. 

Una famiglia tutta d'un pezzo quella di u zu' Nino Napulitanu. Nessun scandalo da generazioni; tutta casa e chiesa, come suol dirsi. 

Tradizionalmente legati alla salvaguardia della faccia si erano sentiti grandemente onorati di poter offrire Caterina come domestica in casa Marchese, così come andavano orgogliosi di offrirgli i primi frutti dell'annata.

Vivevano all'ombra della nobiltà del notaio e an­davano fieri di considerarsi i servitori di tanto stimato personaggio. 

Il mattino seguente, un messo inviato a casa di Caterina annunciò l'accaduto con la sentenza di espul­sione dalla dimora disonorata così vilmente. 

Passò qualche giorno, il parroco fu informato, i parenti tennero consiglio, la mamma si disperò:

- Non può essere! non può essere! ripeteva fino all'ossessione.

- La mia bambina è stata violentata!... non possia­mo essere cattivi con lei! e, con gran dolore, si unì per pronunciare la sentenza che fu unanime:

- non può tornare in paese! 

Improvvisamente, per Caterina, ogni sogno cadde, ogni fantasia divenne cruda realtà! 

Il Piero tanto amato scomparve perché la sua nave aveva levato le ancore alla conquista di Anzio. 

I Marchese acconsentirono di tenere segregata la cameriera per qualche giorno ancora, finché non si fosse trovato un luogo dove nascondere la vergogna e far nascere il figlio del peccato. 

Pianto, insonnia e disperazione divennero pane quotidiano di Caterina: la libertà sognata sfumava in un orribile baratro di disprezzo e di abbandono. 

Anche il papà... che la riteneva la pupilla dei suoi occhi non volle vederla, né andò a trovarla, anzi le fece sapere che la rinnegava quale figlia e la cancellava dal testamento.

Nel sottoscala, unica sua dimora in tutti gli anni di servizio in casa Marchese, Caterina non viveva più, non mangiava più, non pregava più: la morte, invocata ogni istante, non veniva a sollevare le pene del suo cuore... il tradimento di Piero e la sua scomparsa bruciavano più di tutte le umiliazioni e di tutti i rifiuti della sua gente... il bambino che sarebbe nato sarebbe stato figlio di nessuno e lei, la ragazza-madre condannata al ludibrio delle generazioni future. 

Dormiva e improvvisamente si svegliava. I suoi sonni erano pieni d'incubi. Sognava e piangeva. 

Aspettava l'alba e il giorno era peggiore della notte, finché un pensiero la colse: Maria! 

Maria, anche Lei era rimasta incinta, anche Lei nascose la sua maternità..., anche Lei fu creduta una poco di buono, ma l'onnipotenza divina la salvò dalla sua situazione: perché Maria non potrà salvare anche me? 

Un caldo fiume di lacrime bagnò il volto, mentre la preghiera sgorgò profonda dal cuore:

- Madre delle madri, Madre mia e della mia creatura,

Siimi vicino in quest'ora angosciosa della mia esistenza.

Siimi conforto in questa solitudine, non condannarmi anche tu, Madre mia.

Accoglimi nel manto della Tua misericordia;

Stringimi forte al tuo seno affinché riscopra la gioia dell'amore, del vero amore del Figlio Tuo Gesù a cui, per mezzo tuo, chiedo perdono.

Vergine delle vergini, nascondi il mio peccato e sotto il tuo manto avvolgi la creatura che porto nel grembo.

Sii, per lei, padre e madre, e per me guida in questa ricerca di senso per la mia esistenza.

Non lasciarmi perire nello sconforto.

Non lasciarmi disperare nella solitudine.

Non lasciarmi vivere senza speranza: tu Madre di ogni speranza!

A te mi affido: Madre benigna! 

Un dolce sopore sciolse le membra affrante e il sonno divenne piacevole ristoro.